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Diario


12 ottobre 2004


"I Comunisti Italiani prendono voti perchè la gente se sbaglia a mette la croce".


(analisi politica di M., in parte condivisibile)




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11 ottobre 2004

ahahahahahahaaaa

 




 






 



 

 

 




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11 ottobre 2004

...

E così oggi è il tuo compleanno. Naturalmente approfitto per chiamarti anche se, data la mancanza di allenamento nel sopportare il cuore che mi batte in gola, non vorrei proprio. Ma lo faccio. Perché sono un debole, o almeno mi ci sento dopo aver composto quel cavolo di numero. Quante cose vorrei dirti nonostante i nostri linguaggi e le nostre anime siano adesso così distanti, quanti sussulti del mio corpo ogni volta che si avvicina quel fatidico momento. Stai lì, parli distratta dei tuoi impegni, del fatto che non puoi dirmi più di tanto perchè tua madre è lì ad ascoltare e tu non vuoi farti sentire. La prendo come una sconfitta, l’ennesima di un tempo che non riesce a rimarginare le ferite del  bambino che non vuole crescere, che vuole restare fermo ai suoi 18 anni, e aggrapparcisi per un qualcosa che non è ancora né ricordo, né morbosità, forse neppure amore.




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11 ottobre 2004

Aggiornamenti

Non si sa ancora nulla del blogger Bartleby. Dopo alcuni accertamenti fatti sul posto pare che uno squadrone di neocons travestisti da cloni abbia fatto irruzione nel suo blog, prelevandolo di forza e costringendolo poi a dichiarare che per cause di forza maggiore non potrà partecipare all’attività bloggereggiante. Intanto gli appelli in suo nome si moltiplicano, qualcuno propone di intercettare canali di comunicazione con elementi della resistenza neocons disponibili al dialogo ma non per questo favorevoli a una sua scarcerazione immediata. L’intelligence no war nel frattempo si trova tra le mani un altro caso di scomparsa sospetta, tanto da far credere a un collegamento tra i due eventi finalizzato all’indebolimento della strategia antireazionaria e di decolonizzazione delle terre della Home Page, ufficialmente luogo di non belligeranza in seguito agli accordi di Doll City. Inoltre, dopo un iniziale silenzio che aveva fatto pensare alla sua imminente cattura, ecco ricomparire sulle frequenze del Cannocchiale messaggi che incitano allo scontro totale: pare infatti che il responsabile dell’organizzazione sia riuscito a fuggire in motocicletta pochi minuti prima dell’attacco alleato, del suo braccio destro invece non si sa ancora nulla. Seguiranno tutti gli aggiornamenti, tenendo ben in considerazione gli elementi della trattativa che devono rimanere segreti al fine di agire nel migliore dei modi.




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1 ottobre 2004

Terra dell'abbondanza, ovvero quelli che W. Wenders...

 ("La mia casa non è un posto ma un popolo"). Paura, paranoia. Timori causati da un clima sociale che è andato via via degenerando. E’ l’America post Grond Zero quella che fa da sfondo all’ultimo capolavoro cinematrografico di Wim Wenders, “La Terra dell’abbondanza”, un film che in qualche modo dà l’impressione di voler approfondire le tematiche di"Fahrenheit 9/11, completandolo dal punto di vista del racconto di un Paese scosso, sull’orlo della degenerazione delle coscienze, apportata da una situazione di guerra perenne. Un filtro magnifico e terribile da cui il regista ci dà il suo punto di vista sull’America di oggi, nazione allo sbando politico e culturale, perennemente minacciata dal rischio di perdere se stessa in quel complicato meccanismo mediatico e culturale della paura, così ben rappresentata, seppur in maniera volutamente estremizzata, dal veterano Paul (John Diehl), soldato- rottame del Vietnam  con turbe mentali dovute in parte alla diossina con cui venne a contatto nel corso di quella guerra. Paul è alla perenne ricerca di terroristi che si nascondono nel territorio americano ma che esistono solo nella sua mente; il suo scopo diventa quello di salvare l’America per salvare a sua volta il mondo. La prevenzione di attacchi chimici, batteriologici ed esplosivi sono la morbosa ragione di vita di Paul, fuori di testa certo, ma non in maniera così poco velata nel non riconoscere nel suo comportamento le ossessioni quotidiane di una nazione intera. Il secondo personaggio, diametralmente opposto a Paul, è sua nipote Lana (Michelle Williams), ragazza dolcissima, che alloggia in una comunità religiosa dopo essere tornata da una missione in Palestina e che cerca di riallacciare, inizialmente senza successo, il rapporto con suo zio, fratello della mamma, nonché unico parente che le rimane in America dopo una vita di pellegrinaggi trascorsi a seguire il padre missionario. Ne nasce un incontro magico su sfondo drammatico. Al suo ritorno negli Stati Uniti, Paese che ama, Lana viene  accolta dal calore della comunità che le offre alloggio e anche, purtroppo, da quella povertà tipica dei quartieri come quello in cui si stabilisce: degradati, emarginati e così lontani dai media, i quali trovano sempre qualcosa di più interessante di cui parlare in questo Paese considerato ricchissimo. Ed è anche un po’ questa presunta manipolazione il filo conduttore di un ambiente che ci viene presentato cupo e rassegnato, privo di fiducia, l’altra faccia della medaglia  in cui a modo loro i due personaggi vivono coltivando le loro rispettive utopie: la forza e la dolcezza per cambiare il mondo. Pessimismo e humor nero si alternano ai tanti momenti di confronto tra Lana, che aiuta gli ultimi del mondo, e Paul, icona di un’America straziata su tutti i fronti dalla paura dell’antipatriottismo e dalla confusione che si respira nella società dei fantasmi di guerra, sinonimi di sbando e isolamentoCertamente si tratta di una presa di posizione politica del regista, ben documentata dal punto di vista della psicologia di cui Paul si fa interprete e che arriva a descriverci uno stato di disorientamento continuo. Semmai qualche luce di speranza inizia a vedersi verso la fine, quando Paul, “ammorbidito” dalla positiva presenza di Lana, idealista non fanatica,  sembra porsi qualche dubbio sul proprio agire fino a un attimo prima così lucido nella sua follia. Ma probabilmente rimane sono un’illusione. Dialoghi eccezionali, erroneamente accusabili di ritmo talvolta lento, che lasciano trapelare davvero la necessità di una riflessione urgente riguardo il bisogno di un nuovo modo di pensare. Per non essere inghiottiti dalla negatività dell’attuale stato delle cose.




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13 settembre 2004

ospiti sgraditi

Con questo post si coglie l'occasione per specificare che Ghazi al Yawar oltre che non essere gradito in Francia non è gradito nemmeno su questo blog. Nonostante tutto una foto la vogliamo postare lo stesso.



 




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13 settembre 2004

The passion


 


 


 


 


 


 Sia che centri la Cia, sia che c’entrino le bande armate, l’unica risposta che per adesso ci possiamo dare è solo attraverso la fede.




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7 settembre 2004

Poco amato da me

Strano che Giuliano Amato non abbia aspettato il periodo elettorale per intervenire e continuare in quello che gli riesce meglio: far perdere voti alla sinistra. La non novità di oggi è che Romano Prodi ancora una volta scavalca a sinistra l’ex premier, usando parole condivisibilissime nelle sue dichiarazione riguardanti il dramma del fondamentalismo. “Di questo terrorismo non si può non essere nemici”, urla invece Amato dalle pagine della Repubblica. Che possiamo dire.. grazie Giuliano, non ci eravamo accorti che spendersi per trovare soluzioni migliori che contrastino questa piaga mondiale è considerata un’ambiguità.




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7 settembre 2004

Bye bye Scajola

Se l’ospite che puzza prima di essere ospitato non si ospita. La saggia scelta di non far partecipare Scajola alla festa dell’Unità di Genova mette il buon umore. Usando la terminologia dello stesso ex ministro diciamo che la sua presenza a molti avrebbe rotto i coglioni.




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6 settembre 2004

nazisti

Una cosa di buono c’è: tutto lascia pensare che non ci saranno mai scambi di culle in cui siano immischiati i geni di Giovanardi.




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3 settembre 2004

Doctor Faustus

"Non esistono Comunisti Italiani, ma Italiani Comunisti". (Anzi.. Italiani che il Comunismo se lo devono reinventare).

E’ lo slogan che lancerà il nuovo libro presto nelle migliori sezioni di partito. La storia di un rispettabile politico italiano che ottiene dal diavolo delle eccellenti capacità intellettuali e intuitive, in cambio però della dannazione eterna.


 




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2 settembre 2004

/

E’ la seconda volta in 2 anni e mezzo che mi sveglio la mattina, vedo che sono passate abbondantemente le ore 12, nell’attimo subito dopo aver visto la sveglia sgrano gli occhi, e il senso di panico si impossessa di me. Ho dormito fino a quest’ora. E oggi dovevo lavorare. Per la precisione mi sarei dovuto presentare prima delle 9. La situazione per un po’ è di emergenza totale. “E che ti inventi adesso” !? Malattia no, sono stato troppo male ultimamente, almeno lavorativamente parlando. Bisognava rimediare, e ho trovato qualcosa finora mai sperimentata come scusa: cellulare scarico e ascensore bloccato:

“Ciao,

lasciamo stare, non mi chiedere nulla..una mattinata infernate. Panico, claustrofobia, tanta paura. E poi questo fatto di non potervi avvertire..ma ti rendi conto, proprio quando ti serve hai il telefonino inutilizzabile. Sono nero, una miriade di sfighe concentrate. Ora sono a casa dopo che qualcuno mi ha sentito urlare…. non puoi capire cosa si prova..con l’allarme rotto e buona parte del vicinato ancora in vacanza”. Ha funzionato, e oggi mi godrò questa splendida giornata di sole.

Mi piace trascorrere le mattinate nel modo in cui non avevo previsto. Mi viene in mente il passato, la sensazione di quando marinavo la scuola. Oppure quando da piccolo mio padre mi portava in ufficio con lui, una cosa che adoravo. Impressioni. Immagini nella mia testa che riaffiorano, e su cui mi piace aggrapparmi per qualche secondo. Quante cose sono cambiate, quante strane impressioni questa mattina.

Odio lavoare, meno male che domani è venerdì.




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31 agosto 2004

Siamo tutti un pò Feltri

Lentamente il mondo islamico si avvia a una parziale uguglianza tra donne e uomini

 




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31 agosto 2004

Che bello! la destra scopre il manifesto (dopo Feltri)

La tendenza spesso è quella di semplificare o, per meglio dire, accaparrarsi di opinioni e concetti in difesa di una data teoria che con quelle opinioni e concetti non ha nulla a che vedere. Capita, ma qualcuno dovrebbe andarci un po’ piano. Perchè può anche succedere, ogni tanto, di non poter leggere “il manifesto”! Faccio parte infatti di quelli che, con sincero dispiacere, in questi giorni non hanno potuto spulciarsi per bene la rubbrica di Riccardo Barenghi “La Risposta”, e presa visione di alcuni interventi, percepiti o letti qua e là, mi era sembrato che l’ex direttore del Manifesto avesse sposato l’occupazione in Iraq. La frase incriminata era: 'tra un Iraq liberato a colpi di teste tagliate e un Iraq occupato dagli americani, io scelgo la seconda ipotesi'', parole pubblicizzate a più non posso e in maniera del tutto inopportuna. Certo, in questi casi sarebbero dovute venirmi in aiuto alcune reminiscenze televisive. Come per esempio una puntata del Costanzo Show in cui Feltri si lamentava del fatto che nessun giornale, per paura, aveva accettato i verbali dei bilanci di Calisto Tanzi, pubblicati solo da lui. In quel momento fu Giovanni Floris a illuminarmi, dicendo più o meno che il problema di Libero è che scrive quasi sempre minchiate, e quindi per una volta che gli capita una notizia vera gli altri non ci credono. Dovrei usare questo tipo di filosofia anche per controbattere alle strumentalizzazioni su Barenghi, dire cioè che se certe cose le dichiara una certa parte di destra allora sono sicuramente delle mezze verità. Ma non lo faccio, posto direttamente la sua risposta apparsa oggi sul giornale:

(p.s. l’indipendenza intellettuale è una cosa, da queste parti sicuramente non manca e viene pure apprezzata. Usare frasi e affermazioni per degli sporchi fini è un’altra. A proposito, Barenghi tifa per il capitalista Kerry, adesso sbizzarritevi anche su questo).

L'ombra del dubbio sulla rinascita dell'Iraq liberato
RICCARDO BARENGHI
Le lettere che pubblichiamo in questa pagina sono solo una parte di quelle che ci sono arrivate sull'argomento in questione, lo spazio è quello che è. Tuttavia mi pare che rispecchino perfettamente, l'una o l'altra, anche il pensiero di coloro che non compaiono e con i quali mi scuso. Immagino poi che molti di voi si saranno tranquillizzati dopo aver letto l'editoriale di uno dei nostri due direttori, che senza ombra di dubbio ribadisce la linea del giornale. Siamo contro la guerra e l'occupazione, vogliamo che italiani, americani, inglesi e quant'altro lascino l'Iraq, ovviamente siamo anche contro il terrorismo e in particolare i tagliatori di teste. Siamo, lo sono anch'io. Tuttavia a me il dubbio piace, e mi piace anche suscitarlo in chi legge (leggendo alcune delle lettere, mi pare di esserci pure riuscito). Alla mia provocazione (tra un Iraq liberato a colpi di teste tagliate e un Iraq occupato dagli americani, io scelgo la seconda ipotesi) è facile rispondere negando il problema oppure ripetendo che la causa primaria è la guerra, anzi il dominio dell'occidente sul mondo, i danni mostruosi che abbiamo fatto nei secoli. E che dunque tutto, tagliatori compresi, ne è una conseguenza. Facile, anche vero. Ma non sufficiente.
Oppure si può cogliere il senso più profondo di quella frase, che non è certamente la suggestione del meno peggio (seppur è sempre meglio del più peggio). Il suo senso, ovviamente inserito all'interno di altri concetti che articolavano quella riga (e tante altre righe), era una sorta di invito - brutale ché se no non arriva - al nostro mondo pacifista e radicale di sinistra, un invito a porsi il problema del terrorismo e dell'integralismo che lo anima non solo in termini di orrore, condanna o reazione alla guerra. Ma anche cercando di capirne le ragioni endogene che lo provocano.
La cultura della morte, lo so, esiste in tutto il mondo, anche nel nostro civilizzato e progressista e democratico occidente. So bene cosa hanno fatto e fanno gli americani in guerra o nel loro paese, non parliamo d'altro da tempo. Mi piacerebbe tuttavia che si parlasse un po' di più di quel che c'è dietro a chi sequestra un uomo e gli taglia la testa. Non solo per ragioni culturali ma per ragioni concretamente politiche. Vogliamo un Iraq libero? Ovviamente sì. Sarà libero l'Iraq se venisse liberato a colpi di teste mozzate? Io penso di no (così come ovviamente penso che non sarà libero finché ci saranno truppe straniere ad occuparlo).
La tenaglia purtroppo è questa, e ho l'impressione che si vada stringendo sempre di più. La strategia del terrore dei sequestratori di ostaggi ha una sua tragica efficacia politica e mediatica che rischia di offuscare tutte le altre forme di resistenza all'occupazione, soprattutto quelle politiche e sociali. E più ottiene risultati che gli altri non ottengono, più occupa la scena e diventa egemone. Se per assurdo, in futuro, i tagliatori di teste - ovvero i gruppi politici che ne guidano le azioni - assumessero un ruolo fondamentale nel governo del paese grazie al fatto che hanno contribuito in maniera decisiva a liberarlo, non so quanto potremo dichiararci soddisfatti della fine auspicata dell'occupazione. Non ho mai pensato che qualsiasi mezzo vada bene purché raggiunga il fine, al contrario penso che il mezzo sia anche il fine. E se un paese rinasce non grazie alla resistenza politica e culturale e neanche grazie alla resistenza armata, ma a causa dell'integralismo religioso e del terrorismo esplosivo o mozzatore, questo paese non rinasce. Rimuore.




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31 agosto 2004

scarpe

Non ci sono solo l’America di Bush e l’America che si contrappone a Bush, ce n' è anche un’altra che purtroppo a novembre non potrà votare.


La madre di un caduto in Iraq: una scarpa per ogni soldato americano morto (dal sito del corriere)




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31 agosto 2004

...

Nella Convetion repubblicana si aggira uno strano personaggio..




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31 agosto 2004

Pera2, smentito

In relazione all’intervista di ieri  di Marcello Pera, oggi troviamo sempre sulla Repubblica un lucido intervento di Massimo Cacciari. L’esponente della Margherita entra nelle questioni di merito espresse dal presidente del senato, confutando in modo impeccabile gli scenari apocalittici venuti fuori dalle domande di Luigi Contu. L’intervista è di Alessandra Longo e fossi in voi la leggerei.

Ciao ciao




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31 agosto 2004

Serata all'insegna del genio di Woody

 

 




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30 agosto 2004

Oppure sono solo timido..

Che tempi, che tempi ! Uno neanche può assentarsi un attimo per andare a pisciare che subito..




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30 agosto 2004

Quando Pera può fare di meglio (..?)

Marcello Pera ritiene che la nostra civiltà sia sotto grave minaccia e rivolge un duplice appello ai paesi che credono nella democrazia, e la praticano, per indurla a scrivere un “patto di solidarietà occidentale”,e alle forze politiche italiane affinché accantonino divisioni e polemiche ormai superate da fatti che impongono strategie comuni (?). Alle quali dovrebbero concorrere pure i cattolici che salvo rare eccezioni, ad avviso di Pera, sembrano poco disposti a difendere la civiltà cristiana.

Chissà perché..forse ancora devono scegliere uno dei nuovi santini proposti:




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30 agosto 2004

a proposito di velo..

MILANO, 30 AGO - ''Il velo in classe e la rimozione

del crocifisso sono una profonda discriminazione del nostro

tessuto sociale'': con queste parole Davide Boni, capogruppo

della Lega in Regione Lombardia, commenta - in una nota - la

decisione delle 17 ragazze islamiche di revocare la loro

iscrizione per il prossimo anno scolastico al Liceo Agnesi di

Milano. ''C'e' un vuoto legislativo sulla disciplina dell'uso del

velo - spiega Boni - ed alla luce della riforma Moratti il

problema potrebbe acuirsi gia' a partire da quest'anno con

l'estensione del periodo di obbligo scolastico. Quindi, rivolgo

un invito al Ministro dell'istruzione affinche' si adoperi

legislativamente per vietare l'uso del velo nelle scuole

italiane''. ''Non voglio entrare nel merito delle motivazioni che hanno

indotto le famiglie islamiche a revocare le iscrizioni -

conclude Boni - preferisco invece cercare di comprendere le

motivazioni che hanno indotto i responsabili della scuola a

cancellare i principi identitari degli italiani a vantaggio

degli islamici''. (Ansa, h 12.16)

Ecco, il post qui sotto la pensa in maniera del tutto differente..




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30 agosto 2004

Che brutta quella legge sul velo

E’ bello ogni tanto perdere quelle abitudi tutte italiane e dedicarsi a ciò che ti piacerebbe fare in un paese normale: criticare una destra normale. Bisogna andare in Francia per permettersi questo lusso, e quindi eccoci qui a parlare di legge sul velo. Non entro nel merito di ciò che mi piace di questa destra francese, meglio non entrare troppo in casa di altri, quindi mi limiterò a parlare di una cosa che proprio non mi piace. La legge sul velo appunto, strumento di discriminazione e ingiustizia nell’ottica di quel multiculturalismo (anche se mi piace più il termine interculturalità) che ormai sembra essere diventato, lo si voglia o no, lo sbocco obbligato di qualsiasi Paese. Mi sorprende che una nazione dalla mentalità laica come la Francia sia arrivata a promuovere una legge di questo tipo. Voglio dire, non è che stiamo in Italia, dove un qualsiasi Adel Smith alza il finimondo per colpa di un crocefisso che doveva essere rimosso già da prima,  senza tutta quella gazzarra che si è alzata e che, giustamente, ha offeso il sentimento popolare. La Francia è diversa, quel livello di civiltà in difesa delle diversità era già stato raggiunto da tempo e mi sorprende che oggi in un Paese laico come quello si debba dare tanta importanza agli indumenti personali che un individuo porta addosso. Mi viene in mente un mio amico ateo  che quest’estate non è voluto venire in Chiesa ad assistere alla messa dedicata alla santa del paesino che ci ospitava, e a cui  ci avevano gentilmente invitato. In quell’occasione dissi: “Davide, ma che cazzo te ne frega, scusa ma in una situazione del genere tu in una Moschea ci saresti entrato, e allora..?”.  E’ qui che secondo me sta il fatto (anche se l’esempio magari potrà sembrare poco azzeccato): caricare in modo errato quegli oggetti o luoghi  con un valore ultraterreno che per un laico non dovrebbe contare poi molto, almeno finchè  questo non si mostra offensivo o invadente per un gruppo di individui. Il governo francese in questo modo ha accentuato la divisione, ha cavalcato una battaglia sbagliata entrando dentro le scelte del singolo individuo e non della collettivià- classe, ha preferito condannare un feticcio che si porta addosso, attribuirgli un significato spropositato piuttosto che favorire il confronto.  Secondo me è il modo peggiore per raggiungere quegli obiettivi di integrazione che ci si prefissa, il rischio è quello che magari un padre musulmano fondamentalista non mandi il proprio figlio in quella scuola, con il rischio della ghettizzazione di quelle fasce più giovanili che sono l’unica speranza in una famiglia che ha questo tipo di mentalità.  Per quale ragione non posso venire in classe con il velo, la croce o il piercing se riguarda solo me? In classe potrei interagire con i miei compagni e venire a conoscenza di differenze che ci sono e che non si annullano con una legge, l’importante è secondo me trovare la giusta armonia in un ambiente, quello si, necessariamente privo di simboli religiosi o politici.




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30 agosto 2004

Bombe intelligenti

"Non sono antiamericano, sono il più patriottico del mio paese, difendo i suoi valori. Uno è quello di non invadere un paese che non ti aggredisce. E faccio parte della maggioranza, perché la maggioranza non ha votato Bush. La sua elezione è una bugia e per una bugia Bush ha portato l' America in guerra, per il petrolio, per le relazioni della sua famiglia ha mandato a morire tanti giovani».


Inizialmente era nato come idea per un documentario che svelasse gli intrighi del voto che portarono all’elezione di Bush. Ma poi gli eventi, l’11 settembre fino alla guerra in Iraq, hanno spinto Michael Moore a rivedere gli argomenti che Fahrenheit 9/11 avrebbe affrontato. Terminate le riprese, al momento della distribuzione, la disputa con la Disney, e poi alla fine lo schiaffo di Cannes, che con la Palma d’oro e una giuria presieduta da Quentin Tarantino, conferisce a Michael Mooore il riconoscimento artistico degno di quel documentario così tanto osteggiato in patria. Lo scopo del regista è chiaro e più volte dichiarato: contribuire il più possibile alla cacciata di Bush dalla Casa Bianca. Difficile non sostenerlo. Un’opera di impegno civile, un montaggio d’inchiesta che lascia intravedere le ombre che aleggianno attorno alla Casa Bianca, le sue bugie, le incongruenze su cui gli americani, in piena crisi da attentato, avevano inizialmente sorvolato, rifugiandosi nelle menzogne di un presidente che dalle Twin Towers in poi non ha fatto altro che cavalcare la paura come principale cavallo di battaglia della sua amministrazione. Ma quel tempo, visti i crescenti dubbi che iniziano a prendere piede tra l’opinione pubblica, sembra essere finito, almeno ce lo auguriamo insieme a Moore. L’opera non manca di emozioni forti, di quei drammi umani che lo rendono in certi punti addirittura crudo. Commuove, coinvolge. Se dovessi fare un’analisi sul sottoscritto direi che si arriva a toccare quel confine tra coinvolgimeno emotivo e necessità di un impegno politico su cui l’autore ti vule indirizzare, riuscendoci, o perlomeno facendoti porre più di un dubbio sulla reale democraticità dell’America di questo momento.




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29 agosto 2004

States

CON I PACIFISTI AMERICANI.

Le olimpiadi si concludono con l’eco degli spari. Bush è pronto a ricevere l’investitura ufficiale a candidato repubblicato. I Pacifisti intanto ci riprovano, ieri a New York massiccia mobilitazione di 300.000 persone, a cui si sono affiancati diversi oppositori dell’Amministrazione americana. Per dire no alla guerra,  al terrorismo, alla politica di isolamento internazionale del Presidente.




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29 agosto 2004

Cinema neocons

Dopo la presentazione del film di Moore, i neocons decidono di riorganizzare l’ndustria cinematografica. In anteprima la copertina del prossimo cortometraggio, presto nei migliori cinema occidentali.






 






 






 





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28 agosto 2004

Day After

Sono ancora tanti gli interrogativi che avvolgono la morte del giornalista Baldoni, un uomo di pace, come si è detto più volte, una persona che con la sua profonda umanità e contrarietà a questa guerra ha inconsapevolmente dato il colpo di grazia ad ogni spiraglio, anche italiano, a qualsiasi tipo di trattativa con guerriglieri, esercito islamico, resistenza e via dicendo. E’ impossibile non aprire un dibattito politico ogni qual volta questi avvenimenti ci sconvolgono. Superata la scia emozionale infatti tutti quanti ci ritroviamo con idee e prese di posizione che troppo spesso purtroppo non mutano minimamente nonostante succeda quello che succede. Ripenso ai soldati di Nassirija dimenticati o trasformati in un feticcio ideologico nazional- populista; penso alla politica estera italiana ridotta a una sorta di complesso di padre padrone nei confronti dell’attuale e immorale amministrazione americana (alla quale si deve chiedere l’elemosina perché non si hanno le capacità politiche per investire veramente in un futuro di pace con l’aiuto dell’Europa); penso al rischio per il terrorismo islamico in Italia, vero paradosso storico e politico nel quale non dovevamo impantanarci assolutamente. E’ un’epoca strana caro blog, un’epoca in cui non posso fare a meno di chiedermi che futuro avrà un mio ipotetico figlio (o se avrò voglia di averne). La situazione sta prendendo la peggiore delle direzioni. Una volta si discuteva di disarmo, di pace e prosperità, oggi si rischia di non condannare nemmeno moralmente un principio di morte e distruzione come la guerra preventiva, lo scoppio mirato di uno scontro tra civiltà, voluto, inneggiato da conservatori e fondamentalisti, di cui se ne sente la puzza persino negli ambienti che una volta consideravi sani. I pezzi della società, i partiti, i cittadini con una passione politica o sociale e tutti quelli che si interessano di ciò che succede intorno, di fronte a questi avvenimenti hanno avuto il battesimo del fuoco su ciò che sono e che rappresentano veramente. C’è chi si rifugia nella paura e quindi nell’ abbandono di ciò in cui crede giusto, ci sono quelli che si esaltano e che cercano di aggrapparsi ai venti di guerra a causa di vecchi retaggi fascistoidi, ci sono gli xenofobi, i revisionisti, i reazionari e poi ovviamente, i migliori, i difensori della libertà. Il fanatismo democratico non mi piace e non mi piacerà mai, non perché sono un nemico della libertà (termine che col tempo è diventato concettualmente sospetto), ma  perché non ci vedo proprio niente di buono in quello che si chiama pensiero unico, occidentalismo, risoluzione dei problemi per via di un’ideologia piuttosto che per una reale motivazione democratica. Per fortuna c’è un’altra parte di Italia e di mondo che la pensa diversamente e che sa che la sicurezza e la prosperità si raggiunge soprattutto mediante l’annullamento della propria natura politica aggressiva, perseguendo gli obiettivi economici con delle regole di controllo giuste, che vadano incontro alla natura umana piuttosto che a quella di un mercato abbandonato dalla legiferazione etica (che deve essere rafforzata e migliorata, e non esclusa come oggi si tende fare). Un mercato abbandonato a sé stesso va incontro alla guerra e all’ngiustizia sociale e questo deve essere impedito, non alimentato. Mi auguro che questa parte prevalga e che il potere politico sappia interpretare nel modo giusto questa diversità di pensiero. Non faccio politica attiva e non sono legato in particolare a nessun partito della sinistra, però mi piacerebbe continuare ad avere fiducia nonostante la situazione appaia irreversibile, e, per ora, solo ottimisticamente migliorabile.




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27 agosto 2004

fine agosto

La sera si comincia a stare bene




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27 agosto 2004


E se fosse Feltri a portare sfiga...




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27 agosto 2004


In ricordo di Enzo Baldoni. Un 'altra vittima innocente di una guerra sbagliata.




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26 agosto 2004

Comunisti/e

torna a tinteforti




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